Descrizione
Con Comunicato del 20 gennaio 2025, la Corte Costituzionale ha reso nota l'ammissibilità di cinque referendum popolari abrogativi ex art.75 della Costituzione.
Nella Gazzetta Ufficiale n.75 del 31 marzo 2025 sono stati pubblicati i decreti del Presidente della Repubblica di indizione dei 5 Referendum, nelle seguenti date:
- domenica 8 giugno 2025 - dalle ore 7.00 alle ore 23.00
- lunedì 9 giugno 2025 - dalle ore 7.00 alle ore 15.00
ITALIANI RESIDENTI ALL’ESTERO E ISCRITTI ALL’AIRE
In previsione di questo appuntamento, è fondamentale per gli italiani residenti all’estero e iscritti all’AIRE mantenere aggiornato il proprio indirizzo di residenza, anche al fine di poter ricevere a domicilio il plico elettorale.
Se dopo esserti iscritto all’AIRE presso un Consolato hai cambiato indirizzo, devi comunicare la variazione tramite il portale FAST-IT. Si ricorda che per una corretta lavorazione della pratica di variazione indirizzo sul portale FAST-IT è fondamentale allegare:
1. Un certificato stato di famiglia rilasciato dal Comune estero di residenza
2. Copia di un documento di identità italiano per ogni richiedente
3. Copia della carta di soggiorno / identità per ogni richiedente
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Opzione elettori residenti all'estero o per il voto in Italia (Circolare DAIT n.21 del 1° aprile 2025)
In occasione dei referendum abrogativi dell’8 e 9 giugno, i cittadini italiani residenti all’estero iscritti all’AIRE e nelle liste elettorali possono votare per corrispondenza (legge n. 459 del 27 dicembre 2001 e regolamento di attuazione approvato con D.P.R. n. 104 del 2 aprile 2003). In alternativa, gli elettori residenti all’estero e iscritti all’Aire possono scegliere di votare in Italia presso il proprio comune di iscrizione elettorale.
La scelta (opzione) va comunicata in forma scritta all’Ufficio consolare operante nella circoscrizione di residenza dell’elettore entro il 10 aprile 2025 (dieci giorni successivi a quello dell’indizione delle votazioni) utilizzando l'apposito modello. Come prescritto dalla normativa vigente, è a cura degli elettori verificare che la comunicazione di opzione spedita per posta sia stata ricevuta in tempo utile dal proprio Ufficio consolare. La scelta di votare in Italia può essere revocata con una comunicazione scritta da inviare o consegnare all’Ufficio consolare con le stesse modalità entro il 10 aprile 2025.
DISCIPLINA SPERIMENTALE PER IL VOTO FUORI SEDE (Circolare DAIT n.20 del 1° aprile 2025)
Chi può votare fuori sede
La sperimentazione, introdotta già per le elezioni europee del 2024, è stata ampliata e riguarda ora tutte le cittadine e i cittadini che per motivi di studio, lavoro o cure mediche si trovino temporaneamente domiciliati per un periodo di almeno tre mesi, nel quale ricade la data del referendum, in una provincia diversa rispetto a quella del Comune di residenza.
Quando, dove e come presentare la domanda per l’ammissione al voto
La domanda va presentata entro il 4 maggio (ossia almeno trentacinque giorni prima della data prevista per lo svolgimento del referendum), presso il Comune in cui si è temporaneamente domiciliati:
• personalmente;
• tramite persona delegata;
• mediante l’utilizzo di strumenti telematici.
Cosa occorre indicare e quali documenti vanno allegati alla domanda
Nella domanda devono essere indicati l’indirizzo completo del temporaneo domicilio e, ove possibile, un recapito di posta elettronica.
Alla domanda devono essere allegati:
• copia di un documento di riconoscimento in corso di validità;
• copia della tessera elettorale personale;
• certificazione o altra documentazione attestante la condizione di elettore fuori sede.
Dove e come si vota
Entro 20 giorni dal referendum, ossia il 19 maggio, il Comune di domicilio provvede ad acquisire dal Comune di residenza la comunicazione che attesta il possesso del diritto di elettorato attivo da parte dell’elettore fuori sede.
Entro il 3 giugno (ossia entro il quinto giorno antecedente la data della consultazione) il Comune di temporaneo domicilio rilascia all’elettore fuori sede, anche mediante l’utilizzo di strumenti telematici, un’attestazione di ammissione al voto con l’indicazione del numero e dell’indirizzo della sezione presso cui votare.
Nelle giornate di voto gli elettori fuori sede dovranno presentare presso la sezione assegnata:
• la tessera elettorale;
• un valido documento di riconoscimento;
• l’attestazione di ammissione al voto.
QUESITI REFERENDUM 2025
1) Referendum sulla cittadinanza italiana: propone di dimezzare da 10 a 5 anni dei tempi di residenza legale in Italia per la richiesta di concessione della cittadinanza italiana, ripristinando un requisito introdotto nel 1865 e rimasto invariato fino al 1992. Nel dettaglio si va a modificare l’articolo 9 della legge n. 91/1992 con cui si è innalzato il termine di soggiorno legale ininterrotto in Italia ai fini della presentazione della domanda di concessione della cittadinanza da parte dei maggiorenni. Il referendum sulla cittadinanza italiana non va a modificare gli altri requisiti richiesti per ottenere la cittadinanza quali: la conoscenza della lingua italiana, il possesso negli ultimi anni di un consistente reddito, l’incensuratezza penale, l’ottemperanza agli obblighi tributari, l’assenza di cause ostative collegate alla sicurezza della Repubblica.
Testo del quesito: «Volete voi abrogare l’art. 9, comma 1, lettera b), limitatamente alle parole “adottato da cittadino italiano” e “successivamente alla adozione”; nonché la lettera f), recante la seguente disposizione: “f) allo straniero che risiede legalmente da almeno dieci anni nel territorio della Repubblica.”, della legge 5 febbraio 1992, n. 91, recante nuove norme sulla cittadinanza”?».
2) Referendum sul Lavoro
Primo dei quattro referendum promossi dalla Cgil chiede l’abrogazione della disciplina sui licenziamenti del contratto a tutele crescenti del Jobs Act, che consentono alle imprese di non reintegrare una lavoratrice o un lavoratore licenziato in modo illegittimo nel caso in cui sia stato assunto dopo il 2015
Testo del quesito: «Volete voi l’abrogazione del d.lgs. 4 marzo 2015, n. 23, recante “Disposizioni in materia di contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183” nella sua interezza?»
Il secondo quesito riguarda la cancellazione del tetto all’indennità nei licenziamenti nelle piccole imprese. Obiettivo è innalzare le tutele per chi lavora in aziende con meno di quindici dipendenti, cancellando il limite massimo di sei mensilità all’indennizzo in caso di licenziamento ingiustificato.
Testo del quesito: «Volete voi l’abrogazione dell’articolo 8 della legge 15 luglio 1966, n. 604, recante “Norme sui licenziamenti individuali”, come sostituito dall’art. 2, comma 3, della legge 11 maggio 1990, n. 108, limitatamente alle parole: “compreso tra un”, alle parole “ed un massimo di 6” e alle parole “La misura massima della predetta indennità può essere maggiorata fino a 10 mensilità per il prestatore di lavoro con anzianità superiore ai dieci anni e fino a 14 mensilità per il prestatore di lavoro con anzianità superiore ai venti anni, se dipendenti da datore di lavoro che occupa più di quindici prestatori di lavoro.”?»
Il terzo punta all’eliminazione di alcune norme sull’utilizzo dei contratti a termine.
Testo del quesito: «Volete voi l’abrogazione dell’articolo 19 del d.lgs. 15 giugno 2015, n. 81 recante “Disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni, a norma dell’articolo 1, comma 7, della legge 10 dicembre 2014, n. 183”, comma 1, limitatamente alle parole “non superiore a dodici mesi. Il contratto può avere una durata superiore, ma comunque”, alle parole “in presenza di almeno una delle seguenti condizioni”, alle parole “in assenza delle previsioni di cui alla lettera a), nei contratti collettivi applicati in azienda, e comunque entro il 31 dicembre 2024, per esigenze di natura tecnica, organizzativa e produttiva individuate dalle parti;” e alle parole “b bis)”; comma 1 -bis , limitatamente alle parole “di durata superiore a dodici mesi” e alle parole “dalla data di superamento del termine di dodici mesi”; comma 4, limitatamente alle parole “,in caso di rinnovo,” e alle parole “solo quando il termine complessivo eccede i dodici mesi”; articolo 21, comma 01, limitatamente alle parole “liberamente nei primi dodici mesi e, successivamente,”?»
Il quarto quesito riguarda l’esclusione della responsabilità solidale di committente, appaltante e subappaltante negli infortuni sul lavoro. Si vogliono eliminare le misure che impediscono, in caso di infortunio sul lavoro negli appalti, di estendere la responsabilità all’impresa appaltante.
Testo del quesito: «Volete voi l’abrogazione dell’art. 26, comma 4, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, recante “Attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro” come modificato dall’art. 16 del decreto legislativo 3 agosto 2009 n. 106, dall’art. 32 del decreto legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito con modifiche dalla legge 9 agosto 2013, n. 98, nonché dall’art. 13 del decreto legge 21 ottobre 2021, n. 146, convertito con modifiche dalla legge 17 dicembre 2021, n. 215, limitatamente alle parole “Le disposizioni del presente comma non si applicano ai danni conseguenza dei rischi specifici propri dell’attività delle imprese appaltatrici o subappaltatrici.”?»"
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Ultimo aggiornamento: 3 aprile 2025, 16:40